Trionfa al Festival Verdi di Parma la rara 'Alzira' con lunghe ovazioni
Successo personale per il tenore Antonio Poli e per il direttore James Conlon
'Alzira', che ieri sera ha inaugurato in trionfo il Festival Verdi al Teatro Regio di Parma, è una delle opere meno rappresentate del compositore di Busseto, eppure meriterebbe maggiore attenzione. Andata in scena per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 12 agosto 1845, è ambientata nel Perù del Seicento col tradizionale intreccio amoroso soprano-tenore-baritono (Alzira-Zamoro-Gusmano) sia pure con un esito meno tragico del consueto che si accompagna, come spesso in Verdi, a motivi patriottici: nel conflitto tra conquistatori spagnoli e popolazioni indigene Zamoro uccide Gusmano ma quest'ultimo prima di morire lo perdona e ne benedice l'unione con Alzira. Per questo ritorno dell'opera, dopo 24 anni, il Festival Verdi si è affidato all'esperienza del direttore americano James Conlon, esperto verdiano e ancora una volta intento alla valorizzazione di una partitura che lo stesso Verdi non esitò a definire "proprio brutta": Conlon non ha mai forzato i tempi o le dinamiche, accompagnando il canto quasi con devozione, assecondato anche da una Filarmonica Toscanini in gran forma. Molto apprezzata la sua prova come testimoniano i lunghissimi applausi con cui è stato salutato al termine dello spettacolo. Protagonisti sulla scena sono stati tre specialisti del repertorio verdiano: Marta Torbidoni (che si è esibita nonostante una indisposizione dell'ultimo momento) ha incarnato un'Alzira perfettamente adatta alle sue doti cantando con giusta sensualità l'aria 'Nell'astro più che fulgido', rendendola più attraente di quanto probabilmente non sia. Al suo fianco, il migliore Zamoro che si possa ascoltare oggi, Antonio Poli, il tenore più accreditato per il primo Verdi con la sua voce eroica e squillante. Ovazioni per lui e successo personale. Ottima anche la prova del baritono Daniel Luis de Vicente come Gusmano. Tutti al debutto nei rispettivi ruoli. Il cast si completava con Alessio Cacciamani, Erica Cortese, Agostino Subacchi, Long Ning, Federico Bonghi e il coro preparato da Martino Faggiani. Per il regista Manuel Renga, il 'Nuovo Mondo' di Verdi e del librettista Cammarano, diventa, in una messinscena scarna, giocata molto sulle luci di Emanuele Agliati e sul simblismo Inca (scene e costumi sono di Aurelio Colombo), una sorta di metafora dell'incontro con l'altro e dell'alterità: un universo in cui l'opposizione tra barbarie e civiltà si rovescia e Alzira emerge come donna sola in un mondo dominato dagli uomini.
F.Makahilahila--HStB
